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Tane Mahuta e la mistica della presenza - Quando il "contatto" accade anche con i luoghi



Gli incontri non avvengono soltanto fra gli esseri umani.

A volte accade qualcosa di diverso: a volte l’incontro è con un luogo, con un animale, con una presenza naturale che non “dice” nulla eppure parla.

Non lo fa a parole, ma attraverso la sua evidenza silenziosa.

Non si tratta di suggestione (nel senso banale del termine): è un’esperienza percettiva e affettiva che ti prende interamente, è un’esperienza nella quale il “pilota automatico” si disattiva ed è come se la coscienza — smettendo di correre via — per un attimo espanso tornasse a coincidere pienamente con ciò che sta vivendo.


In Gestalt Therapy l’esperienza autentica è chiamata contatto.

Quest’ultimo non denota un concetto astratto.

Al contrario: è un processo reale, è qualcosa che accade, è l’esperienza stessa nell’atto del suo realizzarsi.

In maniera non esaustiva potremmo dire che — per certi versi — il contatto è ciò che accade quando, non limitandoti a “guardare”, il mondo lo incontri davvero.

Si tratta di un’esperienza autentica, un’esperienza nella quale è presente vitalità e accrescimento.

Questo tipo di incontro (che abbiamo chiamato contatto) può avvenire con un volto umano, certo. Ma può avvenire anche con un luogo, con un animale, con un albero.


Quello che segue è proprio il racconto di un incontro di questo tipo: l’incontro con Tane Mahuta, l’albero vivente più antico della Nuova Zelanda. Con i suoi duemila anni di vita, è un gigante silenzioso che sembra esistere in una dimensione al di fuori del tempo che abitualmente conosciamo.




Tane Mahuta “The lord of the forest”


Il grande albero è lì che aspetta chi desidera incontrarlo.

Arrivando dalla strada e addentrandoti nella foresta cominci a sentire, passo dopo passo, una sensazione nuova, all'inizio vaga, quasi impercettibile; e più il verde ti avvolge, e più i profumi ti circondano, con i rumori della foresta che accompagnano il tuo cammino, più quella sensazione cresce e si diffonde dentro di te.

Trasformandoti inconsapevolmente arrivi così nella casa del “Signore della foresta”, percependo quasi un'aura benefica, un senso di spiritualità e di pace profonda.

Voltandoti, alla tua sinistra, vedi lui, immenso al di là di ogni immaginazione: Tane Mahuta; e a quel punto tutte le sensazioni dentro di te si intensificano.

Con un'ammirazione e un rispetto senza uguali, continui a osservare chi ai tempi di Cristo già viveva, chi cresceva silenziosamente nel corso dei secoli, mentre l'uomo con fatica costruiva la sua cultura e cercava un senso alla propria esistenza.

E allora cominci a renderti conto che ogni foglia è diversa, per particolari nella forma e per il colore del verde; lo stesso albero rivela un'infinita varietà di se stesso, e il tuo respiro inizia a cambiare e a confondersi con quello della foresta.

E mentre tutto questo accade, Tane Mahuta ti osserva, e sotto il suo sguardo lentamente chiudi gli occhi, e inizi a respirare la foresta al ritmo del suo respiro; e a quel punto lo spazio sembra espandersi per chilometri e chilometri, e incominci a sentire davvero.

Da ogni direzione le voci della foresta incominciano a parlarti: i rami, il vento, gli animali ... e il tuo ascolto arriva sempre più lontano.

Per chilometri non percepisci presenza umana, quasi più nemmeno la tua, perché Tane Mahuta ti ha trasfigurato, rendendoti parte della foresta.

Pace, armonia, apertura acquistano nuovi significati, e Tane Mahuta, accogliendoti nella sua pace, ti rivela la mistica della presenza: un mistero in cui, immerso nella serenità più profonda, percepisci un lieve senso di allerta, come una voce, un richiamo, una piacevole tensione verso la verità che ancora devi scoprire.

In un tempo fuori dal tempo accade tutto questo, e quando apri gli occhi e vedi davanti a te il grande albero puoi guardare il mondo con occhi nuovi, perché hai incontrato Tane Mahuta e sei stato parte della foresta, e lui ti ha donato un po' della sua saggezza e un po’ della sua forza ... e tutto questo rimarrà dentro di te per sempre.



Forse è anche questo, in fondo, il senso più semplice e più difficile della presenza: non si tratta di capire o di spiegare ciò che hai davanti, ma di esserci.


La vita parla, ma noi ascoltiamo?

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